ALTRI FUTURI

Questa volta mi occuperò di uno scrittore autorevole che da diversi anni è un maestro e un esempio da seguire per tutto ciò che è alta cultura letteraria: Franco Celenza.
Trascorrerò in sua compagnia un intenso momento improntato alla conoscenza di due suoi libri: La leggenda del vento sconosciuto e altri futuri e Nati per la radio.
Franco Celenza, anzi il professor Franco Celenza, possiede un curriculum letterario impressionante ed è davvero ingente il numero di pubblicazioni da lui prodotte. È drammaturgo, poeta, saggista, narratore e autore di sceneggiati radiofonici per la Rai. Gli sono stati assegnati numerosi premi letterari, fra cui il Premio Fersen e il Premio Ugo Betti. Originario di Pescara è da oltre trent’anni cittadino di Paullo e proprio in questa nostra cittadina ha fondato il Premio Letterario Internazionale “Lago Gerundo” che ha conseguito, fino ad ora, ben ventitré edizioni, sempre da lui dirette (per intenderci, ventitré edizioni corrispondono a ventitré anni: un premio letterario longevo è il segno di un apprezzabile vitalità).
Lo so, condensare in poche righe l’intera ed enorme produzione letteraria di Celenza è un’operazione esecrabile. Ma io sono un picciol uomo e lui un proteo multiforme, abile, duttile, capace di operare in svariati ambiti letterari e con stili diversi, producendo scritti creati sempre con la penna fra le dita.
Passiamo comunque a La leggenda del vento sconosciuto e altri futuri realizzato da Comunica Books Edizioni nel 2024. Permettetemi un accenno a questa nuova casa editrice. «Pensa – mi disse Celenza – una casa editrice tutta paullese: è straordinario!». Ho condiviso il suo entusiasmo e non finirò mai di ringraziare il suo ideatore, Rocco Ciliberti che ha voluto fondare una casa editrice che avvalora, ancora di più, il titolo di Città acquisito da Paullo.
Il libro è stato presentato al pubblico presso la Biblioteca Comunale di Paullo il 4 ottobre dello scorso anno. Si tratta di una raccolta di quattro racconti e un monologo: La leggenda del vento sconosciuto; il terzo alchimista; Le regole del gioco. Diario; Il Biografo; Il diario di “Lady novembre”. Nella serata di presentazione, gli attori del Teatro Frontiera (compagnia teatrale, altra creatura di Franco Celenza e della moglie Maria Rosa Monetti) hanno letto e interpretato gli incipit di alcuni racconti. Io, invece, sono stato stregato dal finale de Il Biografo, banale ma non scontato come amava terminare i suoi fantastici racconti Dino Buzzati. Per l’infatuazione che ho per Celenza e Buzzati riporto le righe conclusive del racconto:
«(…) Per quanto facessi, dovetti rassegnarmi: avevo al polso l’unico orologio che possedevo. Non era certamente il mio che avevo da tanti anni. E non era nemmeno un buon orologio. Restai a lungo in macchina, ipnotizzato a guardare il suo quadrante: le lancette erano ferme su un’ora definita nei minuti e nei secondi, ma ferme, assolutamente immobili. Non c’è altro. Che altro? Scesi dalla macchina e andai finalmente a prendere quel caffè».
…
Qualche mese fa, nel piccolo ma confortevole studio di Franco Celenza intavolammo una conversazione che ci portò a discutere sui più famosi e popolari medievalisti italiani contemporanei. Feci i nomi di Alessandro Barbero e Franco Cardini. «Ah, Cardini – fece Celenza – guarda un po’ questo…» e mi porse un libro: Nati per la radio, Edizioni Solfanelli, 2020. Si tratta di sedici interviste impossibili, immaginate e create da quattordici autori tra cui Cardini. Ma, attenzione, in questa raccolta compare, prendete nota, anche il nostro Franco Celenza; a pagina 165 intervista nientemeno che Niccolò Copernico!
Pedissequamente, ma con discernimento, riporto quanto scritto nell’ultima di copertina: «Si tratta di testi originali realizzati espressamente per la Radio Vaticana ed allestiti per la messa in onda fra il 2009 e il 2014 nella serie “Faccia a faccia improbabili”, diretta da Laura De Luca. In molti casi questi testi “nati per la radio”, sono stati poi esportati anche in teatro con sorprendente successo di pubblico».
Farò di meglio riportando il finale dell’intervista (splendido e suggestivo) che compare sotto il titolo Franco Celenza incontra Niccolò Copernico:
«[Celenza] – Ma il nostro universo porterà sempre il suo nome. Al contrario questa intervista porterà il mio e non sarà creduta.
[Copernico] – Dipende. Può distruggere questa intervista o farla conoscere. Ma se decide di non distruggerla, ricordi la massima: un’idea che non cerca di divenire parola è una cattiva idea, ma la parola che non riesce a diventare realtà è preferibile condannarla al silenzio, per il bene dell’umanità. In fondo, il mio universo, per quanto amasse la rivoluzione, ha sempre rispettato sia Dio sia l’uomo. Le auguro di usare le mie parole esattamente a questo fine. Se sarà fortunato».

