Medioevo: il passato non passa.

Medioevo? Sì. Vi rifilo altri due libri su Alto e Basso Medioevo. Ancora!? Direte voi, fedeli lettori di queste pagine. Però, non fate troppo i sostenuti e gli indispettiti, so benissimo che smaniate per Alessandro Barbero e Franco Cardini. Quindi, non arricciate troppo il naso e seguitemi in questo viaggio in un’epoca affascinante.
La prima proposta riguarda nuovamente l’autorevole storico Vito Fumagalli, di cui vi ho già presentato “Quando il cielo s’oscura. Modi di vita nel Medioevo”. Questa volta suggerisco “Storie di Val Padana. Campagne, foreste e città da Alboino a Cangrande della Scala”. Come avete già intuito dal titolo e dal sottotitolo si tratta di una full immersion nella vita comune e abituale dell’Alto e Basso Medioevo e soprattutto nelle foreste, nei boschi, nelle brughiere, nelle paludi che un tempo dominavano la Pianura Padana. Fumagalli descrive questo mondo lontano e il rapporto quotidiano – principalmente nell’Alto Medioevo – fra un’umanità confusa, disorientata e la natura. Una natura che pervade il paesaggio in cui uomini e donne subiscono l’ambiente invaso, dopo la caduta dell’impero romano, da foreste e selve, e poi dalla progressiva trasformazione del territorio con il recupero delle coltivazioni agricole e degli scambi commerciali. In questo studio colpisce, ad esempio, la testimonianza di chi ha vissuto gli anni difficili del XIII secolo: il francescano parmense Salimbene de Adam.
Fra Salimbene da Parma, attraverso la sua Cronaca, descrisse con precisione il suo tempo terribile. In questo, lasciatemelo dire in tutta franchezza e autenticità storica, ricorda La Cronaca Milanese dal 1476 al 1515 del Maestro Ambrogio da Paullo, un grande paullese svogliatamente ricordato in qualche studio di storia locale e che descrisse anch’esso con precisione il suo tempo per averlo vissuto e subìto, quel periodo travagliato e doloroso passato agli annali di storia come ‘Guerre d’Italia’.
Tuttavia, colpisce la riflessione che Fumagalli compie a proposito del rapporto fra umanità e natura nel medioevo, un valore perduto nella nostra ‘modernità’ vorace e senza freni. Riporto integralmente quanto scrisse l’autore più di trent’anni fa, ne vale la pena.
«Oggi, però, l’attacco al bosco e all’albero s’è fatto universale, dissolutore, sfrenato, per mano di chi è divenuto nemico della natura, di tutta la natura prima ancora che delle piante. Una fase quasi finale, questa, preceduta da una lunga storia, il punto d’arrivo di un atteggiamento e di un’azione dell’uomo che si sono rafforzati nei secoli nell’esercizio ostinato di trasformare l’ambiente, senza in tanti casi porsi dei limiti, nutrire dei timori, ricordare l’indispensabilità di tutte le componenti di un insieme meraviglioso, complesso e delicato. Sistemi di valori, ideologie, ceti sociali, professioni hanno agito in modi diversi, a seconda di come percepivano il mondo naturale; e la linea dura, quella che intendeva e intende procedere drasticamente, mutilare, ferire, uccidere animali e piante, la linea vincente, ha subìto contestazioni, opposizioni, ha riscontrato battute d’arresto, in tanti luoghi non è riuscita ad imporsi. Tuttavia, con il trascorrere del tempo le remore agli interventi drastici sono andate svanendo, pur tra sussulti e riprese, ed è maturata sempre più la convinzione di potere e dovere trasformare a fondo l’ambiente, perdendosi la coscienza dell’indispensabilità del mondo naturale, della necessità di salvaguardarlo e di salvaguardare con esso l’uomo; si è smarrita la concezione dell’unità inderogabile fra questo e la natura: la strada alle soluzioni finali è aperta, al culmine di un lungo cammino».
Parole severe, rigorose e drastiche quelle di Fumagalli, vividamente vicine alla realtà di una cittadina come Paullo che quotidianamente osserva la desolante vittoria del cemento e dell’asfalto sull’ambiente naturale.
Vito Fumagalli
Storie di Val Padana. Campagne, foreste e città da Alboino a Cangrande della Scala. Camunia, 1992 – Il Mulino, 2012.
La seconda proposta riguarda un testo del tutto particolare del medievista Federico Canaccini, “Sacre ossa. Storie di reliquie, santi e pellegrini”. L’autore insegna Storia medievale alla LUMSA (Libera Università Maria Ss. Assunta) di Roma. Ha insegnato Storia della guerra nel Medioevo alla Catholic University of America di Washington e Paleografia latina e Filosofia medievale alla Università Pontificia Salesiana di Roma. In qualità di ricercatore all’Università di Princeton ha intrapreso un lavoro di edizione critica di Questioni quodlibetali e di trattati astrologici inediti. Inoltre, collabora da anni della rivista “Medioevo”.
A differenza del libro di Fumagalli quello di Canaccini è recentissimo considerato che è stato editato da Laterza nel gennaio di quest’anno.
Incominciamo con un’affermazione singolare: le Divinità sono inarrivabili; Dio, al di là della religione che lo rivela, è intangibile, intoccabile, nel senso che non lo si può materialmente toccare, nemmeno sfiorare. Tuttavia, attraverso il culto dei santi e attraverso di loro è possibile avvicinarsi alla divinità. Un’intercessione che non si attua solo per cattolici od ortodossi (per protestanti ed evangelici no, non ammettendo il culto dei santi), ma anche per i musulmani.
Non mi dilungo su questioni teologiche, conscio di correre un grave rischio. Discettare di religioni e divinità può sollevare disguidi e polemiche. Comunque, la breve premessa sullo sviluppo del culto dei santi l’ho suggerita per intraprendere la presentazione di “Sacre ossa” ovvero della devozione e dell’estesa raccolta di sacre reliquie sviluppatasi nel Medioevo. Il libro propone un’estesa ricerca sull’affermazione del cristianesimo nell’impero romano grazie agli imperatori Costantino e Teodosio. Lo sviluppo e l’ampiezza della popolarità del cristianesimo ha determinato, in particolare, l’incremento e la ricerca delle reliquie, che inizialmente non ha riguardato unicamente i resti sacri dei santi, ma straordinariamente anche il Figlio di Dio, Gesù Cristo con migliaia di frammenti della Vera Croce, con migliaia di spine della corona posta sul suo capo prima della crocifissione e, curiosità davvero originale, con il dentino da latte di Gesù bambino.
Canaccini, da credente, indaga questo mondo spirituale, in bilico tra devozione, venerazione e superstizione con grande rigore storico e da ricercatore appassionato, soprattutto di quel periodo lontano che chiamiamo Medioevo.
Una curiosità
Nell’elencare le esperienze professionali e gli incarichi di Federico Canaccini compare un vocabolo assai strano: questioni quodlibetali. Che saranno mai? Proviamo a spiegarlo.
Durante il Medioevo, i quodlibeta erano discussioni pubbliche tra studiosi e intellettuali che potevano vertere su qualsiasi argomento (in latino quodlibet significa ‘ciò che piace’, ‘qualsiasi’, qualunque’). Gli argomenti di trattazione erano scelti dal pubblico. In particolare erano le argomentazioni che gli studenti di teologia dovevano discutere due volte l’anno (prima di Natale e prima di Pasqua) su argomenti a scelta.
Federico Canaccini
Sacre ossa. Storie di reliquie, santi e pellegrini. Laterza, 2025.

