Paullo e la civiltà del cemento

Recentemente scienziati e antropologi hanno definito la nostra civiltà di cemento e plastica. Potrebbe essere aggiunta a questi due enunciati, indifferenza. È vero, purtroppo, siamo indifferenti, insensibili e menefreghisti. Ci curiamo solo del nostro piccolo orticello come se dovessimo campare centocinquant’anni!
Non importa se il surriscaldamento del nostro pianeta provocherà per le generazioni future un mondo invivibile fino all’estinzione. Oh bella, siamo o non siamo indifferenti?
Be’, ci danno fastidio siccità e alluvioni, ma finché non ci colpiscono direttamente… (provate a ripeterlo): ma chi se ne frega!
Caliamo questo atteggiamento, questo modo di pensare e agire nella nostra città, Paullo, per gli amanti del vernacolo locale Paü… e pö pü:
• 2020 – Viene deciso dall’amministrazione comunale l’abbattimento di tutti i tigli presenti da decenni (dal 1915!) tra piazza della Libertà e via Mazzini. Motivo dichiarato: sono ammalati (tutti tutti?); motivo reale: guasterebbero il progetto di rifacimento del centro storico che non li include.
• Sempre nel 2020 viene distrutto e raso al suolo un intero bosco naturale nella zona di San Pedrino, un bosco di più di quattro ettari che comprende anche un’area tutelata dal PIF, il Piano di Indirizzo Forestale della Città Metropolitana di Milano.
Per il PRG (Piano Regolatore Generale) e successivamente per il PGT (Piano di Governo del Territorio) quella è una zona commerciale e, al posto del bosco, deve essere realizzata una bella logistica: siamo o non siamo la civiltà del cemento? È vero, è una domanda retorica come retoriche sono le parole “Regolatore” e “Governo” dei due Piani ricordati, retoriche e artificiose perché sono state trattate privandole del loro senso fondamentale. Regolare e governare dovrebbe significare amministrare nell’interesse di tutti, non solo degli umani, con discernimento (per non dire buon senso, antiquato e ripudiato modo di agire). Per farla breve, la levata di scudi di una parte della popolazione paullese ha impedito che si erigesse l’enorme logistica. Ma, però, al posto della logistica sarà innalzato un centro commerciale anch’esso mastodontico.
• 2021 – Le venerande piante di tigli, dopo un anno di maltrattamenti, vengono tagliate. Sane e ammalate (a Paullo non si prevede la cura per piante malate) vanno eleminate e così è stato fatto, tra scarsa indignazione e molta indifferenza. Chi ha difeso strenuamente la vita dei tigli, localmente, è passato per un rompicoglioni ecologista che non sa come tirare sera.
Tuttavia, a rovinare il primigenio e adorato progetto di rielaborazione del centro storico ci ha pensato la Soprintendenza alle Belle Arti che ha imposto all’amministrazione comunale di ripristinare il filare di tigli lungo l’edificio delle ex Scuole Elementari Mazzini, serie di piante presente da poco meno di 110 anni.
Il filare, otto piante, è stato ricostituito, ma… era tale e tanta l’avversità dell’amministrazione per i tigli che sono stati piantati dei frassini (che peraltro hanno scarse possibilità di ricevere l’acqua piovana perché serrati strettamente da viluppi di lastricato).
Purtroppo (forse è meglio ahinoi!), anche i tigli (sanissimi) davanti alla banca e ad altri edifici di via Mazzini sono stati abbattuti: probabilmente infastidivano il progetto di rifacimento del centro storico, indisponevano il cosiddetto “cuore pulsante della città”, anche se notoriamente lastricati, asfalti e cemento non pulsano.
• 2022 – In varie vie e zone della città vengono tagliati, e spesso non sostituiti, diversi alberi di venti, trent’anni e più. Il motivo, la ragione di tali abbattimenti di fatto è una sola: danno fastidio, sono di impiccio.
Però, nei tre anni descritti, vengono messe a dimora diverse piantine in alcune aree ben studiate. Difficilmente superano i trenta centimetri d’altezza e si dovrà aspettare almeno trent’anni prima che assorbano sul serio anidride carbonica e rilascino ossigeno. Oltretutto, queste piantine sono state abbandonate a sé stesse e la siccità o l’eccessiva piovosità le hanno fatte morire. Attenzione, quindi, quando si strombazza per ogni dove di aver compiuto un’eccezionale “forestazione”: anche le “foreste” vanno curate.
• 2023 – A confermare la definizione della nostra società cementizia e indifferente giunge come uno smottamento non previsto l’indagine dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che rende noto che su 133 comuni dell’area Milanese, Paullo si piazza (nientemeno) al decimo posto con un consumo di suolo (trasformato in cemento e asfalto) del 25,91% del territorio, pari a 228,79 ettari! L’incremento netto tra il 2021 e il 2022 è di 4,41 ettari. Ma guarda, più di quattro ettari è l’ex bosco di San Pedrino. Per non passare per disfattisti, e certamente l’ISPRA non lo è, basti il paragone con Melegnano che registra un incremento di soli 0,31 ettari.
• 2024 – Siamo all’amaro epilogo di queste considerazioni basate, tuttavia, su fatti inconfutabili. A conferma che la nostra civiltà è effettivamente di cemento, plastica e indifferenza (un connubio devastante) è indispensabile segnalare ai cittadini Paullesi le misere risposte che sono state date allo stato di cose descritto. Ne ricordiamo alcune: “la colpa è di quelli che hanno governato prima…”, “è falso! (aggettivo usatissimo senza specificare che cosa sia falso)”, “viviamo momenti difficili: e allora?”, “il bosco di San Pedrino, in google earth, nel 2012 non c’era”. Certo, sono misere risposte, alquanto grette, vacue.
Un’altra dimostrazione di dannosa cementificazione viene dai fondi provenienti dal PNRR (Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che a Paullo stanno per essere impiegati nel recupero delle ex Scuole Elementari Mazzini (sembrerebbe un bene) e nella costruzione di una nuova scuola dell’infanzia (sicuramente un male).
Giusto il recupero e la ristrutturazione delle ex Scuole Elementari Mazzini, ma perché erigere una nuova biblioteca a fianco dell’antico edificio? Non sarebbe stato più efficace e verde dare spazio a un giardino attorno alle scuole e collocare la biblioteca nelle stesse. Di spazio ce n’è, l’edificio delle ex scuole è più che sufficiente per ospitare un’ampia biblioteca ed altro. Tuttavia, si è preferito versare nuovo cemento. Alla domanda: perché? Non ci sono risposte, il cemento non parla.
Costruire poi una nuova scuola dell’infanzia quando c’è un altro edificio identico e non vecchio, per di più nel giardino dell’asilo nido comunale è il massimo dell’assurdità, un’azione paradossale.
La cementificazione, il disboscamento, il cinismo antropocentrico, l’inquinamento, la noncuranza e il disprezzo verso piante e animali porteranno alla rovina questo mondo. A Paullo ci stiamo arrivando a grandi passi.
Non credete che sia meglio per tutti cambiare rotta? Perché è così difficile pensare a un mondo migliore dove vivere bene e agire per risanarlo?